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dal 2009 LE LEZIONI INDIVIDUALI e COLLETTIVE DI CANTO SI SVOLGONO:

• il martedì e il mercoledì A TORINO, presso la sede dell'Istituto Mod.a.i.

(via Nizza 107 - ang. c.so Dante)

• per altri giorni concordare direttamnte con l'isegnante:

contatti cell. +39 348 560 52 80


(info: Coordinatore formazione: Giorgio GAIDO Tel.: 327-4446431 E-mail : giorgio@istitutomodai.it)


PRENOTATI

via WEB

In cosa consiste:

le lezioni individuali, su richiesta dell'allievo, possono:

• riguardare solo l'apprendimento della dizione e della fonetica

oppure

• includere anche il lavoro sulla recitazione intesa come studio dell'interpretazione (particolarmente consigliata ad attori, musicisti e cantanti) o comunicazione espressiva (particolarmente consigliata a manager e insegnanti).

Vedi qui di seguito i contenuti


La voce costituisce, per l’attore, il mezzo espressivo fondamentale.

Una buona mimica gestuale, non accompagnata da una perfetta dizione, rende l’interpretazione scialba, priva di comunicazione.

Lo spettatore ha bisogno di essere penetrato non solo dalla parola, ma anche dalle infinite sfumature di intonazione; solo così ha la possibilità di individuare e capire ciò che veramente il personaggio esprime.

La condizione primaria per un attore è conoscere perfettamente la propria lingua.

Prima di iniziare a parlare sulla scena, deve individuare i suoi difetti di pronuncia e correggerli.



L'interpretazione

Dal punto di vista etimologico la parola recitazione ha questo significato: Recitazione = / .... / lettura pubblica o dizione a memoria di un testo poetico o di prosa, oppure declamazione e interpretazione di una parte drammatica sulla scena.

Si può quindi affermare che recitare o sostenere la parte di un personaggio voglia dire impersonare qualcuno e viverne le vicende stabilite da un autore. Lo studio di un personaggio è indissolubilmente legato allo studio dei metodi di recitazione: senza il primo non esisterebbero i secondi, senza i quali il soggetto non avrebbe ragione di essere.

Gli aspetti trattati sono:

• analisi del testo: contenuto e significato

• definizione del sottotesto

• pause logiche e pause psicologiche

• intonazione

• costruzione del personaggio

la comunicazione espressiva e il public speaking

Gli aspetti cardine: il verbale, il paraverbale, il non verbale.

 Si tratta innanzitutto di imparare dare importanza e spessore alle parole, tenendo in alta considerazione il pubblico al quale si dovrà parlare.

 Il verbale (ovvero le parole)

Ciò che sono detto in una qualsiasi conferenza, seminario, lezione scolastica, o semplice riunione di lavoro) rappresenta solo il 7% della comunicazione. Ciò significa che le parole, colpiscono l'attenzione dei presenti in misura minore di quanto si possa pensare. Se ci si limita ad usare solo il verbale si corre il rischio di parlare esclusivamente alle persone auditive, e quindi: di escludere tutte le altre. Alla fine dell’incontro, molte delle persone presenti avranno afferrato solo una percentuale minima di ciò che è stato detto.

 

Il paraverbale (tono, timbro, volume, inflessione della voce, ecc),

Il 38% della comunicazione passa attraverso il tono, il timbro, il volume e l'inflessione della voce che sono gli elementi che costituiscono il paraverbale è bene alternare il tono in base agli argomenti trattati. Ma perché è così importante variare il proprio tono di voce? Perché  se lo scopo è farsi capire occorre assolutamente alternare il tono della voce in base ai concetti che si stanno esprimendo. il consiglio è quello d'integrare sempre il discorso con metafore, aneddoti, paradossi, case history e, soprattutto, portare esempi concreti dell’esperienza vissuta. Le persone chiamate cinestesiche hanno bisogno di provare sensazioni, amano l'effetto "pelle": apprendono di più da una breve esperienza raccontata in cinque minuti, con enfasi e piena di sensazioni (e quindi con un tono di voce appropriato), che da una relazione della durata di un'ora, letta (nel senso stretto della parola) con tono lineare e spesso (troppo spesso) stucchevole.

 

Il non-verbale (ovvero il linguaggio del corpo)

Infine, ben il 55% della Vostra comunicazione passa attraverso l'atteggiamento non verbale, chiamato anche "il linguaggio del corpo". Per esempio il contatto con gli occhi, i movimenti del corpo, delle mani, i supporti visivi, ecc. In questo caso si coinvolgono tutte quelle persone che hanno, come sensi più sviluppati, quelli visivi.Il consiglio è quello di guardare a turno tutte le persone presenti nella stanza. Scambiare con ognuna lo sguardo;  fare in modo che si sentano coinvolte. Poi sappiatevi muovere, sappiate muovere soprattutto le mani. Niente mani in tasca (per evitarlo basta tenere in mano un pennarello con cui scarabocchiare una lavagna a fogli). Usatele, le mani. Usatele per accompagnare le Vostre parole, i toni, le cadenze, per rilevare dei passaggi importanti. Muovete le mani sempre aperte verso gl'altri; non stringete mai i pugni e non incrociate mai le braccia. Laddove potete, usate sempre i lucidi per aiutarvi (ed aiutare le persone a capire meglio) nella Vostra presentazione.

 

Per comunicare a 360 gradi occore saper "toccare" tutti i sensi. Occorre trasmettere le informazioni attraverso tutti e tre i canali d'accesso: auditivo, visivo, cinestesico.