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scritto da Renzo Sicco e Marina Jarre
contributi all'elaborazione Giorgio Tourn - Giulio Vincentini

regia Renzo Sicco
aiuto regia Giovanni Boni - Valerio Maffioletti

musiche di Roger Waters, Dead Can Dance, Clannad,
Franco Battiato, Corale Evangelica di Torino, Johann Pachelbel,
Soft Machine, Klaus Shultze

realizzato da Gisella Bein, Cristiana Voglino, Monica Fantini, Marco Pejrolo,Giovanni Boni, Laura Fogagnolo,
Carlo Saccomando, Paolo Sicco


Il 17 febbraio è una data importante nella storia dei Valdesi.
Nell'anno 1848, dopo decenni di violente repressioni, massacri e deportazioni, Carlo Alberto concesse i diritti civili e la libertà al culto dei "barbetti". Da allora, ogni anno la sera del 16 febbraio, le alture della Val Chisone, della Val Germanasca e della Val Pellice in Piemonte, vengono rischiarate dalla luce di tanti fuochi accesi. Sono i fuochi della memoria, luminosi segnali di festa che celebrano la fine delle persecuzioni da parte dei Savoia e la ritrovata libertà.
Lo spettacolo narra una vicenda locale precisa, ma, con il respiro dell'emozione, ne riscrive in forma teatrale l'amore impossibile tra lei, contadina valdese, e lui, nobile cattolico. La storia si snoda nell'arco di 27 anni, dal 1689 al 1715, biblica e domestica, poetica e densa di terrore; non rispetta un ordine cronologico, ma, correndo avanti e indietro negli anni, ne inventa uno nuovo, quello della rievocazione del ricordo e dell'associazione di pensieri.
Sette attori dal combatto al primo esilio, dall'inquisizione all'amore, tra drammatici giochi di luce come campi di battaglia. Fuochi evoca situazioni di vita e di sofferenza patita da una minoranza che non rinuncia alla sua identità. Margherita racconta la sua storia particolare, una piccola storia persa dentro ad una più grande che la investe, la trascina, la devasta. Accadeva nel '700, accade oggi.
Fuochi è uno spettacolo di suggestione forte che ripropone l'indignazione civile verso gli integralismi, ricordando quei secoli di oscurantismo Sabaudo che tentò, senza riuscirci, di estirpare il valdismo con macelli e deportazioni.
Ci ha spinto a questo lavoro la coscienza di chi cerca, anche nelle vicende di una minoranza religiosa decimata e dispersa, la conferma di valori che non appartengono solo al passato.