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PAZZE REGINE la vera storia di Rosa Vercellana e Laura Bon


Fontanafredda di scena
Era il 1998 quando Assemblea Teatro ideò e produsse lo spettacolo "Pazze regine - La vera storia di Rosa Vercellana e Laura Bon".
A Torino, il mausoleo della "Bela Rosin" giaceva dimenticato nel quartiere periferico di Mirafiori sud. Il monumento, semifatiscente e circondato da sterpaglie, aveva perso qualsiasi interesse nei confronti della cittadinanza e fino al '74, anno in cui si svuotò delle salme, venne colpito da episodiche profanazioni.
L'evento teatrale di "Pazze regine" ebbe allora la funzione di recuperare, nella memoria del pubblico cittadino e in particolare degli abitanti di Mirafiori, il significato storico e culturale del Pantheon, a cent'anni esatti dalla sua edificazione.
Tutto questo lo ottenne attraverso il copione curato da Fabio Arrivas e Renzo Sicco, attorno alle vicende più strettamente private e sentimentali del re Vittorio Emanuele II.
Una trama risorgimentale, a cavallo tra le guerre d'indipendenza, una Torino città capitale d'Italia, ma soprattutto un divertissement ritraente il volto umano e quotidiano del real Savoia, infaticabile "tombeur des femmes" con uno stuolo infinito di giovanissime amanti.
Una storia densa di re, papi ed eserciti muta caratteri e personaggi dallo scenario politico e diplomatico ad una dimensione più popolare di voci, indiscrezioni e pettegolezzi tutti rivolti alla relazione tra Vittorio Emanuele e Rosa Vercellana, figlia di un tamburo maggiore dell'esercito, innalzata a dignità e onori di Contessa di Mirafiori e di Fontanafredda.
Il caso "Rosina" scoppia nel 1858, qualche anno dopo la dipartita della regina Maria Adelaide.
Una moglie morganatica di estrazione umile la Vercellana, che aveva dato al re due figli e che il pubblico conosce nel racconto sofferto di una precedente fiamma di Vittorio Emanuele: Laura Bon.
Il personaggio di Laura Bon, attrice molto famosa a Torino, rimase accanto al re per molti anni, forse non accettò mai di allontanarsi e inseguì il suo uomo in tutte le occasioni, anche in quelle ufficiali; nel suo parlare confuso di piani di memoria, è la voce narrante dell'intera piéce.
A giugno di quest'anno, Assemblea Teatro ha ripreso a lavorare sul copione di "Pazze regine" realizzando un intervento teatrale all'interno di un meeting Ferrero.
E' l'occasione per valorizzare un'altra importante architettura sabauda, nascosta dietro un arco di colline a filari di viti. Un contesto di eccezionale fascino come la residenza di campagna di Rosa Vercellana a Fontanafredda (Serralunga d'Alba), ha offerto la scenografia naturale ad una rievocazione curiosamente insolita.
Di tutto l'impianto scenico, sono stati estratti alcuni quadri, selezionati per il carattere svagato di indiscrezioni femminili di corte e il monologo di Laura Bon.
La musica da ballo di una fisarmonica introduce il movimento di tre nobildonne, si rincorrono nel piazzale antistante la residenza, a caccia di pettegolezzi e battute maliziose intorno alla statura (posso scrivere così?) di Vittorio Emanuele e delle sue vicende amorose.
Ridono sguaiatamente, agitano i loro ventagli, bevono menta, spronate da un nazionalismo manierato irridono l'anciénne regime, rappresentato da una marchesa stanca e dal forbito francese.
Dal balcone del palazzo che si affaccia sulla statua bronzea del re, appare Laura Bon, si rivolge al suo amato con toni ora malinconici ora appassionati.
Rimembra un passato amaro, di dolore per il figlio morto, di appannati palcoscenici di mestiere, retaggio di una vita dedita all'arte e all'amore.
La sua figura torna a passeggiare, nostalgica, per il viale del parco secolare di Fontanafredda, così come già le capitava di attraversare i portici di via Po a Torino, fiera e mesta allo stesso tempo.
La sua voce rapisce l'attenzione di tutti i presenti, che la seguono degradando nel viale fino al lago.
Un valzer di Offenbach raccoglie il finale del racconto, quando fa la sua comparsa, sulla riva opposta, Rosa Vercellana, la "Bela Rosin", gioiosa madre assieme ai suoi due bambini in un'immagine di serenità e gioco.
La donna, con il suo ampio abito bianco e nero si staglia netta sul verde del prato, incorniciata da querce secolari, un quadro impressionista di bellezza antica.
Una palpabile emozione del pubblico si esprime in calorosi applausi.

Alessio Sandalo


testo di Fabio Arrivas e Renzo Sicco


regia di Lino Spadaro e Renzo Sicco


scene e costumi Livio Girivetto e Monica Calvi


musiche di Madredeus e Rodrigo Leao


con Manuela Massarenti, Marco Pejrolo, Giovanni Boni, Luisio Luciano Badolisani
Guido Ruffa, Antonella Dell'Ara, Roberta Triggiani, Daniela Calò,Cristiana Voglino
Gisella Bein, Gianni Bissaca, Paolo Sicco, Andrea Tidona, Pietro Mossa


Rosa Vercellana, figlia di un tamburo maggiore dell'esercito, incontrò Vittorio Emanuele duca di Savoia a Racconigi nel 1847 quando lei aveva quattordici anni e lui ventisette, una moglie arciduchessa e quattro figli. Non si sarebbero più lasciati, nonostante l'opposizione decisa di Cavour e della corte del neonato regno d'Italia, del quale Vittorio Emanuele era nel frattempo divenuto il primo re. La "Bela Rosin" (come era chiamata familiarmente dal popolo e con disprezzo dalla nobiltà), divenne contessa di Mirafiori e di Fontanafredda e quindi moglie morganatica del Re d'Italia quando lui, in pericolo di vita ed ormai vedovo, decise di legarsi per sempre a quella donna che lo aveva amato sin da bambina e che gli aveva dato due figli. Vittorio Emanuele II fu però un infaticabile "tombeur des femmes" ed ebbe per tutta la sua vita uno stuolo inesauribile di giovanissime amanti.Una di queste, Laura Bon, era un'attrice molto popolare a Torino e gli fu accanto per molti anni, sino all'unione con la Bella Rosina. Alla fine della loro storia d'amore Laura Bon non seppe allontanarsi con discrezione ed inseguì il suo uomo in tutte le occasioni, anche in quelle ufficiali, fino a che non finì i suoi giorni povera e quasi pazza, gridando invano ai passanti la sua storia ed il suo dolore.
Il lavoro parte proprio da questa scena della Bon che va mendicando un po' d'attenzione dal pubblico dei passanti e, in un parlare confuso di piani di memoria, fa da filo conduttore all'intera pièce. Dai suoi ricordi, gridati o spezzati dalla nebbia della ragione, nascono delle scene che si aprono l'una dopo l'altra, tutte attraversate dall'ombra della Bela Rosin che non parla mai sulla scena così come non fu mai presente in prima persona negli episodi salienti della storia d'Italia, pur prendendone parte preponderante da vera regina nera. Alla fine, dopo una storia densa di re, papi ed eserciti, sopravvive sul palcoscenico solo il lamento dell'attrice Laura Bon, unica protagonista shakesperiana di una fiaba bugiarda.