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I Tre cavalieri del Graal

Dal testo di Laura Mancinelli edito da Einaudi

da un'idea di Renzo Sicco

scrittura scenica e regia di Gianni Bissaca

con: Cristiana Voglino, Monica Fantini, Laura Fogagnolo
Un libro tascabile ha un grande pregio: lo si può tenere in tasca appunto e quindi può seguirci ovunque, in metropolitana, in autobus, in treno... perfino durante le passeggiate per i sentieri di montagna. Seguendoci ci permette di leggerlo più e più volte, a pezzi, qualche brano qui e una decina di righe là, un capitolo saltato ed uno letto e riletto: il decalogo di Pennac e le sue istruzioni sulla lettura ci vengono in aiuto e ci confortano e noi possiamo usare il libro tascabile come un fedele amico che per qualche tempo occupa parte dei nostri pensieri.Così ci capita di inventare, di fantasticare, di immaginare il teatro che sta nascosto tra le righe e che non aspetta altro che di essere tirato fuori.
Un gioco bellissimo, il gioco del fare il teatro a partire da un romanzo breve utilizzando le parole dell'Autore come fossero tessere di un puzzle che può essere montato e rimontato in infinite versioni e combinazioni, senza che per questo venga meno il senso delle cose e lo spirito del racconto.
Siamo partiti dal romanzo di Laura Mancinelli convinti della buona leggerezza del suo modo di raccontare, dell'immediatezza delle immagini e della "natura femminile" di un approccio verso un materiale non facilmente proponibile al nostro pubblico naturale, i ragazzi.
La scelta di far raccontare le avventure dei Cavalieri del Graal a tre interpreti femminili è stata la naturale conseguenza poetica della scrittura della Mancinelli: il gioco teatrale che ne consegue ci ha catturato, e ci siamo lasciati coinvolgere in un meccanismo che si ispira alla tradizione popolare del teatro di piazza, quella espressione artistica semplice ed efficace che vive del talento degli interpreti, della loro duttilità e delle infinite possibilità evocative che la parola possiede.
Il filo delle avventure dei tre Cavalieri ci ha permesso di seguirne le gesta senza l'obbligo di una trama precisa, lasciando al pubblico il piacevole compito di immaginare relazioni ed intrecci al di là degli episodi rappresentati. Il linguaggio che abbiamo utilizzato, la parola, la musica, il movimento, certe atmosfere da teatro di cabaret, certe allusioni a "Caroselli" di tempi televisivi ancora legati al linguaggio teatrale, l'estrema semplicità delle scene, la mancanza di "artifici" a favore di una continua costruzione "a vista" delle situazioni: tutto questo, nel nostro intento, rappresenta una visione molto precisa del teatro, e in particolare del teatro dedicato ai ragazzi.
Un teatro che vuole prima di tutto motivare se stesso come linguaggio, e che intende raccontare storie importanti attraverso una comunicazione immediata e sincera con un pubblico altrettanto disponibile a lasciarsi coinvolgere nel grande e infinito gioco della rappresentazione.